Avvocati di pace, non di guerra

Chi è l’avvocato del Negozio Giuridico? E’ una persona curiosa, che si guarda intorno e cerca di capire dove va il mondo e la società in cui vive, che cerca di vedere le cose non solo secondo la propria prospettiva personale ma con una visione più ampia, come membro della comunità locale e globale; è un professionista che, di fronte ad una realtà che cambia sempre più velocemente, comincia a trovarsi a disagio nei panni dell’avvocato “tradizionale”, in un ruolo statico che appare sempre più scollato dalle esigenze della società. E' un professionista che, mettendo in gioco se stesso, cerca di coniugare modernità e tradizione, e gli aspetti positivi dell'una e dell'altra; il che si traduce con un generale minor formalismo, ma senza alcuna deroga al rigore e ai buoni insegnamenti che la tradizione forense ha elaborato.

Ma soprattutto l'avvocato del Negozio Giuridico è  qualcuno che non crede che i rapporti umani debbano essere sempre e comunque configurati come un duello all'ultimo sangue  e cioè come quelli che, nella teoria matematica dei giochi, sono definiti “giochi a somma zero”[1]: “questa espressione si riferisce ad alcune situazioni di gioco, di cui l’esempio più chiaro è la scommessa fra due persone. Quel che la prima perde – poniamo 10.000 lire - la seconda vince. Sommando vincita (più 10.000) e perdita (meno 10.000) abbiamo zero. Vincita e perdita sono indissolubilmente riferite l’una all’altra, l’una è impossibile senza l’altra. Essere “giocatori a somma zero” significa essere anima e corpo alla tesi manichea, secondo la quale in ogni situazione della vita vi sono due possibilità: vincere o perdere.

Si tratta di situazioni (e di persone) che si possono trovare ovunque:  in un matrimonio, nella vita pubblica, perfino in una grande azienda e, per quanto a prima vista possa apparire improbabile, anche nell’ambito della politica estera. (…)

D’altra parte, esistono persone che quelle stesse situazioni le affrontano in modo diverso, che sempre “nei termini della teoria matematica dei giochi, fanno dei giochi “a somma diversa da zero”;  nei rapporti con il proprio partner o con il proprio antagonista la sconfitta dell’uno non significa necessariamente la vittoria dell’altro: entrambi possono risultare perdenti o vincitori. Una guerra nucleare è l’esempio per eccellenza di un gioco “a somma diversa da zero” in cui tutti sarebbero perdenti. Ma è possibile anche il contrario, e cioè che da un atteggiamento conciliante e dalla disponibilità a fare concessioni (cosa che per il giocatore “a somma zero” rappresenterebbe ovviamente una “sconfitta”) tutti possono trarre dei vantaggi”.

Concetti che, per uscire dalla matematica, si vanno affermando nel mondo del diritto anglosassone. Si rinvia alla lettura dell’articolo Avvocato non solo “guerriero”: altri approcci possibili per un avvocato “multidimensionale di Giuseppe Briganti[2], che descrive esattamente la figura di professionista che è l’Avvocato del Negozio Giuridico e la cifra comportamentale che egli persegue nella sua attività.

L’autore definisce gli avvocati “a somma zero” come avvocati “guerrieri” ovvero coloro che “sono generalmente considerati, e generalmente considerano loro stessi, unidimensionalmente, come combattenti (fighters): paladini che si battono vigorosamente e con zelo per vendicare i diritti violati dei propri clienti (…) Il “guerriero” usa e reagisce al potere. Nel loro ruolo di combattenti, gli avvocati operano pertanto su un piano verticale, e in modalità “riavvolgimento” (rewind). Spesso non guardano lateralmente, in direzione di coloro che sperimentano in prima persona i problemi legali, o in direzione dell’ambiente sociale, finanziario e organizzativo nel quale queste persone vivono. Nell'affrontare i problemi, i combattenti neppure guardano spesso in avanti, per immaginare le conseguenze dell’adozione di procedure avversariali piuttosto che di interventi che potrebbero prevenire il ripresentarsi di tali problemi. In questa modalità  le parti, anziché lavorare insieme per risolvere i loro problemi, si concentrano piuttosto nel tentativo di ottenere una decisione favorevole dal giudice, con la creazione di un “vincitore” e di uno “sconfitto”. Per essere efficace il guerriero è costretto dunque, spesso, a trascurare gli interessi profondi, le emozioni e le relazioni dei soggetti coinvolti, per guardare in direzione delle norme giuridiche.

 

“Secondo T.D. Barton e J.M. Cooper della California Western School of Law, esistono però almeno altre due dimensioni possibili per il professionista della legge: quella del problem solver e quella del designer. Anziché ricorrere a procedure avversariali, sottolineano Barton e Cooper, tali questioni possono spesso essere meglio risolte utilizzando procedure di tipo più orizzontale che verticale, nell’ambito di una cultura della supportive accountability, piuttosto che della attribuzione di “colpa”.

I problemi sono barriere o collegamenti disfunzionali nei rapporti tra i soggetti e il loro ambiente. L’avvocato come designer risponde a questi problemi, suggerendo interventi che cambiano le relazioni umane o l’ambiente in cui le persone vivono.

Gli avvocati che operano preventivamente e creativamente sono perciò designer e problem solver, che prevengono le controversie operando in una diversa modalità, la modalità “avanti veloce” (fast forward), anziché rewind, progettando ambienti e facilitando relazioni meno conflittuali e meno produttivi di problemi.

Operare nella modalità “fast forward” significa che l’avvocato anticipa, nei limiti del possibile, il problema. Alcune linee guida per affrontare i problemi preventivamente, suggerite da Barton e Cooper, possono essere le seguenti:

  • tentare di strutturare per i clienti i luoghi di lavoro, gli ambienti finanziari, familiari e personali in modo da prevenire l’insorgere di problemi;
  • se i problemi insorgono, promuovere una riflessione autonoma da parte del diretto interessato sul significato e le implicazioni della questione;
  • promuovere la comunicazione e la cooperazione tra le parti e tra i rispettivi avvocati.

Gli avvocati multidimensionali acquisiscono queste capacità rafforzando: 

v    l’onesta comunicazione con i clienti;

v    la comprensione profonda dei differenti interessi e dei punti deboli o di tensione dai quali emergono i problemi;

v    la volontà di essere proattivi nel ristrutturare le relazioni delle parti e gli ambienti in cui esse operano.

 

Ebbene, l’avvocato del Negozio Giuridico è tipicamente un giocatore (anzi, un co-giocatore, dato che la vera partita è fra il cliente e la sua controparte) “a somma diversa da zero” o “multidimensionale”: egli non vede se stesso come un mero “braccio armato” del cliente che vuole annientare l’avversario, ma come un soggetto attivo di un gioco “a somma diversa da zero” in cui l’avversario è visto come un necessario contraddittore, con esigenze degne di rispetto e di considerazione.

In effetti, è nell’esperienza di ogni avvocato che sono veramente rari  i casi in cui la controparte è completamente in malafede e ha agito totalmente contro il diritto.

Con questa ottica sarà possibile ottenere un buon componimento delle controversie con accordi duraturi e ottenere un regolamento dei reciproci interessi dettato proprio da coloro che sono i titolari di quegli interessi.

In altre parole, l’avvocato del Negozio Giuridico aiuterà il cliente ad essere un componente attivo della controversia, facendolo riflettere sui propri diritti e doveri: perché farsi regolare la vita da un estraneo – il giudice – su proposta di altri due estranei – gli avvocati – quando sarà lui in prima persona a dover vivere secondo quelle regole?

Il che significa: perché far decidere ad un terzo indifferente e inconsapevole quando e come si potrà vedere il proprio figlio o come regolamentare il proprio ruolo nell’ambito di una società di persone, o come utilizzare un bene condominiale, o come dividere con gli altri coeredi beni ricevuti in successione?

Insomma: avvocato di pace, non di guerra. Questo è l'avvocato del Negozio Giuridico.




[1] Paul Watzlawick Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico. Feltrinelli, ISBN 978-88-07-81495-2, pag. 37 e ss.

[2] Ringraziamo  l’avv. Briganti, curatore del sito www.iusreporter.it, per aver consentito la citazione e lo stralcio di alcuni passi del suo articolo.